Braccio femminile a rischio di collasso: sindacati in rivolta.
Un carcere-polveriera, con pochi agenti, troppi detenuti, e una sezione femminile priva delle più elementari misure di controllo e sicurezza. A lanciare l'ennesimo allarme sulle condizioni del carcere di San Sebastiano è il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. «O arrivano altri agenti e si sistemano le strutture, o bisogna chiudere il braccio femminile prima che si verifichino incidenti o succeda una tragedia», avvisa Antonio Cannas, Segretario Provinciale del Sappe. E la tragedia stava davvero per scapparci, un paio di giorni fa: una detenuta ha tentato di impiccarsi ed è stata salvata dalle agenti. «Fortuna ha voluto che quella sera ci fossero due agenti in servizio, altrimenti l'unica poliziotta al lavoro non sarebbe riuscita a salvare la detenuta», spiega Cannas. «Nel reparto femminile della Casa circondariale di Sassari la situazione è ormai tragica», continua il segretario del Sappe. Attualmente nel braccio femminile operano otto poliziotte, e nei prossimi giorni rimarranno in sette, «una collega distaccata rientrerà in sede», spiega Antonio Cannas. Otto agenti per coprire le ventiquattr'ore e controllare venti detenute. «Così non si può andare avanti, i forti disagi sia per le detenute sia per gli agenti creano malcontento che si ripercuote su tutto il sistema di ordine e sicurezza». L'elenco delle falle dell'organizzazione è lungo: «non possono essere garantiti servizi banali come il cambio settimanale della biancheria, il riscaldamento, la vigilanza costante dei carcerati». Pochi agenti e poca organizzazione: «Le agenti in servizio devono badare da sole a diverse tipologie di recluse: ci sono detenute comuni, altre in regime di Alta sicurezza, altre che hanno necessità di un controllo più oculato, e ci sono anche minori». Manca anche l'acqua calda: «La direzione, per risparmiare, ha disposto che le docce siano fornite di acqua calda solo in orari ben precisi. Un paradosso, visto che da quando la sezione è stata ristrutturata l'acqua calda va a finire automaticamente negli sciacquoni dei wc». Per questi motivi, il Sappe ha scritto al Provveditorato regionale delle carceri, chiedendo come misura estrema, «l'immediata chiusura del reparto femminile». Da parte del Movimento per la Sicurezza, la solidarietà ai colleghi e l'impegno di una azione di sostegno nelle battaglie che saranno programnmate nei prossimi giorni.
Fonte: Unione Sarda (v. g.)
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